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Modificato e recensito clinicamente da THE BALANCE Squadra
Fatto verificato

La teoria polivagale permette di rileggere il funzionamento del sistema nervoso autonomo e, di conseguenza, aiuta a comprendere le reazioni dell’essere umano di fronte a situazioni di pericolo o traumatiche. La reinterpretazione del funzionamento del sistema autonomo prevede non più 2 sistemi antagonisti, il sistema simpatico (che attiva l’organismo) e quello parasimpatico (che placa e rilassa l’organismo). Di fatto, indaga 3 livelli progressivi che si attivano a seconda della gravità del pericolo. I traumi provocano un’attivazione anomala e continua dei sistemi più primitivi, mentre la psicoterapia favorisce l’attivazione del sistema più evolutivo.

La teoria polivagale di Porges (2014) si basa sulla tesi che il Sistema Nervoso Autonomo (SNA) sia composto da 3 branche fondamentali, a differenza di quanto si pensava in precedenza. Infatti, secondo il paradigma classico, il sistema nervoso era composto da due sistemi principali antagonisti: il sistema simpatico, responsabile della reattività dell’individuo (attacco e fuga) e, quindi, della sopravvivenza, e il sistema parasimpatico (vagale), ossia volto alla riduzione dell’arousal e al recupero dell’omeostasi. Per tale motivo, il sistema simpatico è definito “sistema di attacco e fuga”, mentre quello parasimpatico “sistema del riposo e della digestione”.

L’equilibrio tra sistema simpatico e parasimpatico è fondamentale per il benessere psicofisico dell’individuo. Se questo viene meno, l’organismo risponde in modo anomalo dal punto di vista ormonale e nervoso. Di conseguenza, ne risentono il sistema immunitario e il metabolismo.

Con la teoria polivagale, le 3 branche fondamentali comprendono:

  • Sistema nervoso simpatico: in grado di promuovere la reazione di attacco, fuga o congelamento, in situazioni di forte stress o pericolo;
  • Sistema nervoso parasimpatico dorso-vagale: che permette di innescare la reazione di morte apparente, in caso di estremo pericolo di vita;
  • Sistema parasimpatico ventro-vagale: in grado di promuovere l’aiuto reciproco e l’affiliazione. Questa branca si attiva solo in condizioni di sufficiente sicurezza ed è legata ai comportamenti di attaccamento e cooperazione, tipici degli esseri umani.

Secondo questa teoria, non si tratta di 2 sistema antagonisti, ma di 3 livelli progressivi che si attivano in base alla percezione di pericolo del soggetto.

Il sistema parasimpatico funziona soprattutto attraverso il nervo vago, il quale è composto da 2 branche distinte: la branca dorsale e quella ventrale. Queste derivano da aree differenti, situate sia nel cervello che nel midollo allungato. Queste 2 branche seguono percorsi differenti, hanno funzioni diverse e non hanno alcuna relazione l’una con l’altra. Prima della teoria polivagale, si credeva che la branca ventrale fosse fusa al resto del nervo vago. Per cui, non vi era alcuna suddivisione tra le 2 branche.

Con la teoria polivagale si giunge a una netta distinzione tra le 2: la radice ventrale deriva dal lato ventrale del midollo allungato, mentre quella dorsale proviene dal pavimento del quarto ventricolo. Le 2 branche del nervo vago possono determinare stati di immobilizzazione, in contrasto con l’azione dei nervi del sistema nervoso che, invece, comportano una risposta di attacco o fuga.

Per comprendere a pieno la teoria polivagale, occorre fare un passo indietro ed esaminare l’evoluzione del sistema nervoso nell’uomo. Porges utilizza una lettura evoluzionistica e un principio di relazione gerarchica delle reazioni dell’individuo al pericolo. Ciò significa che quando le reazioni più recenti e filogeneticamente più evolutive, ossia quelle ventro-vagali, non funzionano, scattano le reazioni più antiche (sistema simpatico e, quindi, attacco, fuga e freezing). Infine, se anche queste non dovessero funzionare, scatterebbero quelle rettiliane, ossia quelle dorso-vagali e, quindi, l’immobilizzazione. In particolare:

  • Il primo circuito che compare, ossia quello più filogeneticamente arcaico, è quello dorsovagale, osservabile nei rettili e nei mammiferi superiori. Questo è volto alla regolazione dei processi vegetativi e del funzionamento degli organi posti al di sopra del diaframma. La sua attivazione è innescata da condizioni di estremo pericolo, il quale provoca un rallentamento che può arrivare fino all’immobilizzazione, tipico meccanismo di difesa nei rettili. Quando il circuito dorsovagale è attivo nella persona, si osserva uno stato di prostrazione: muscoli flaccidi, sguardo perso nel vuoto, cuore bradicardico e movimento del collo all’indietro. Il fisico è stanco e tende verso il basso: vi è riduzione delle risposte muscolari e scheletriche, nonché una diminuzione dell’apporto di ossigeno. Lo stato dorsovagale viene associato frequentemente a condizioni depressive.
  • Nello stadio filogenetico successivo, si è sviluppato il sistema simpatico. Esso regola la capacità metabolica e il battito cardiaco, ossia tutte quelle reazioni che sono collegate al meccanismo di attacco-fuga in caso di pericolo, tipico dei mammiferi. L’attivazione del sistema simpatico inibisce il tratto gastrointestinale (in quanto la digestione richiede un grande dispendio energetico). Nell’uomo, l’attivazione del sistema simpatico prevede uno stato di mobilizzazione: la tensione muscolare aumenta, così come l’ossigenazione, la vasocostrizione e la frequenza cardiaca. Quest’attivazione è volta alla risposta di fuga o attacco di fronte al pericolo.
  • Infine, nell’ultimo stadio filogenetico, si ha lo sviluppo del circuito ventrovagale, caratteristico dei mammiferi superiori e dell’uomo. Questo ha un effetto calmante, in quanto frena l’attività del sistema simpatico e riduce la frequenza del battito cardiaco. Si tratta di un’immobilizzazione, ma senza paura e in assenza di pericolo. Nella persona in stato ventrovagale, il battito del cuore rallenta, il respiro diventa più lento e profondo, avviene la modulazione dei muscoli dell’orecchio medio, con conseguente miglioramento della capacità di prestare ascolto e comprendere, e movimenti armonici del collo e della testa.

Quindi, il sistema di autoregolazione parte da un sistema primitivo di inibizione (sistema rettiliano), si affina nel corso dell’evoluzione con il sistema di attacco-fuga e, infine, culmina in un sistema sofisticato di ingaggio sociale, mediato dalle espressioni facciali e dalla vocalizzazione. Di conseguenza, il soggetto può stabilizzare la sua condizione in un’interazione sociale. Se la persona percepisce l’ambiente come pericoloso, non riuscirà a rilassarsi ed essere coinvolto nell’interazione sociale. Al contrario, se l’ambiente viene percepito come sicuro, le risposte di difesa verranno inibite e l’individuo si sentirà in una condizione di sicurezza tale da poter partecipare tranquillamente all’interazione sociale.

Il sistema nervoso autonomo può passare rapidamente dalla condizione di coinvolgimento sociale (sicurezza – circuito ventrovagale attivo) ad una reazione di pericolo (minaccia – sistema simpatico dorsovagale attivo). Tuttavia, il passaggio opposto (ossia da una condizione di pericolo ad una di sicurezza) è molto più difficoltoso. Per tale motivo, le persone che hanno subito gravi traumi possono restare intrappolate in questo stato di allerta, come se il pericolo percepito fosse sempre in atto. Da qui, possono emergere una serie di disturbi clinici.

Nell’ambito della relazione di attaccamento, nelle esperienze traumatiche, l’interazione sociale non è più fonte di sicurezza, il che può comportare uno stato dissociativo nel soggetto, il quale cerca di distanziarsi dai contenuti emotivi dolorosi. Le persone che hanno subito dei traumi tendono ad interpretare le situazioni neutre come potenzialmente pericolose, dalle quali è necessario proteggersi. Quando si tratta di un trauma di tipo relazionale, il soggetto può percepire ogni essere umano come fonte di pericolo. Nei processi comunicativi, sono le caratteristiche melodiche, la prosodia, l’intonazione e i contenuti emotivi che fanno leva sul nervo vago mielinizzato (che controlla anche l’attivazione del sistema di difesa) e non le parole o i contenuti verbali.

Per tale motivo, secondo la teoria polivalente nella terapia è necessario che l’esperto si soffermi sul linguaggio non verbale e sulla prosodia della voce del paziente (il tono di voce può comunicare tanto sullo stato d’animo della persona). Un altro aspetto importante è che anche da parte del terapeuta ci sia attenzione circa l’intonazione della voce nel dialogo clinico, in quanto anche il paziente è portato a giudicare lo stato emotivo del medico sulla base dell’intonazione della sua voce. Il giusto tono di voce è in grado di infondere sicurezza e fiducia. Ciò si ricollega al circuito ventrovagale, in quanto quando si è in condizioni di sicurezza, esso permette di promuovere altra sicurezza. Gli esseri umani intercettano questi segnali attraverso l’interazione sociale, decodificando in modo istintivo messaggi che derivano dal contatto oculare e dalla voce, inviando segnali di risposta, entrando in relazione e promuovendo l’autoregolazione delle sensazioni fisiologiche.

È possibile attivare il circuito ventrovagale attuando determinati accorgimenti che hanno un effetto regolante, quali:

  • Lavorare sul respiro, praticando un’inspirazione corta ed un’espirazione lunga. Anche il canto normale e quello corale possono essere d’aiuto per regolare il respiro e migliorare la sintonizzazione con gli altri;
  • Praticare esercizi di coerenza cardiaca, facendo lunghi respiri e immaginando il cuore al centro (respiro che culla il cuore);
  • Ascoltare musica ad alta frequenza, che è in grado di regolare il circuito ventrovagale.

L’obiettivo della teoria polivagale nella terapia è quello di condurre il paziente a sperimentare sensazioni corporee e vissuti positivi, in modo che possa acquisire familiarità con uno stato di regolazione. Si tratta di un percorso graduale e che richiede un certo quantitativo di tempo, in quanto il terapeuta guiderà il paziente dalle emozioni negative alle sensazioni positive, insegnandoli a riconoscere queste ultime. Inoltre, anche il contatto oculare, come già accennato, è fondamentale per infondere al paziente una sensazione di sicurezza e fiducia.

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