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Modificato e recensito clinicamente da THE BALANCE Squadra
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Il termine insonnia deriva dal latino (insomnia) e significa “mancanza di sogni”. Si tratta di un disturbo del sonno abbastanza frequente che causa difficoltà di addormentamento, frequenti risvegli notturni, scarso ristoro e risveglio precoce al mattino. L’insonnia può essere causata da diversi fattori e può essere transitoria, ricorrente o cronica. Per diagnosticare tale disturbo, il soggetto dovrà sottoporsi a una valutazione clinica eseguita da uno specialista di medicina del sonno. Altri esami consigliati, ma non sempre necessari, sono quelli definiti polisonnografici.

Il paziente che soffre di insonnia presenta una serie di sintomi che possono compromettere la sua funzione sociale o lavorativa. Non solo fatica ad addormentarsi, ma può presentare anche una diminuzione del sonno profondo e della fase REM, che causa quindi un aumento degli stadi più leggeri del sonno. Per evitare terapie inadeguate o dipendenze farmacologiche senza alcun beneficio, si consiglia di rivolgersi ad un esperto del sonno per ottenere la corretta diagnosi e, quindi, il trattamento più idoneo al singolo caso.

L’insonnia è un disturbo del sonno che si manifesta con la difficoltà ad addormentarsi. Inoltre, è caratterizzato da risvegli frequenti durante la notte o un risveglio molto precoce al mattino. Per essere definita insonnia, nonostante il paziente dorma poche ore presenterà un cattivo ristoro, ossia le ore che ha dormito non sono sufficienti a garantire un corretto riposo che gli permetta lo svolgimento delle attività quotidiane, compromettendo così la sua funzione sociale o lavorativa.

COME COMBATTERE L’INSONNIA

Esistono diversi tipi di insonnia a seconda del momento in cui insorge la difficoltà di addormentamento:

  • Insonnia iniziale: quando la difficoltà riguarda l’addormentamento serale;
  • Insonnia intermedia: quando prevalgono risvegli a metà nottata, seguiti da difficoltà a riaddormentarsi;
  • Insonnia terminale o tardiva: quando il soggetto si risveglia molto precocemente al mattino e non riesce più a riprendere sonno.

Inoltre, è possibile suddividere l’insonnia in:

  • Insonnia psicofisiologica;
  • Insonnia associata a disturbi psichiatrici;
  • Insonnia associata all’uso di farmaci, alcol o droghe;
  • Insonnia associata a disturbi respiratori causati dal sonno;
  • Insonnia associata al mioclono notturno e alla sindrome delle gambe senza riposo;
  • Insonnia associata a malattie, intossicazioni e condizioni ambientali sfavorevoli;
  • Insonnia a esordio nell’infanzia;
  • Insonnia associata a quadri polisonnografici inusuali;
  • Pseudo-insonnia (i brevi dormitori);
  • Insonnia soggettiva senza corrispondenti evidenze polisonnografiche.

L’insonnia può essere causata da una molteplicità di fattori, come condizioni psichiche o fisiche, cattive abitudini alimentari, scorretta igiene del sonno, attività fisica o ritmo di vita frenetico o malsano. In particolare:

  •  Cattiva igiene del sonno: il paziente adotta alcuni comportamenti poco salutari che ostacolano il processo di addormentamento, come consumare cibi o bevande contenenti caffeina o altre sostanze eccitanti, svolgere attività fisica prima di andare a dormire o la visione di film che provocano tensione o eccitamento.
  • Disturbi psichiatrici: l’insonnia può essere sintomo di diverse patologie psichiche, come i disturbi dell’umore, la depressione, l’ansia e quant’altro. Anche lo stress emotivo è un fattore predisponente.
  • Farmaci: alcuni medicinali possono provocare difficoltà di addormentamento come effetto collaterale.
  • Droghe o alcol: possono causare un sonno disturbato, poco profondo e scarsamente ristoratore. Inoltre, tali sostanze fungono da eccitanti e, se assunte prima di coricarsi, impossibilitano l’addormentamento.
  • Alternanza sonno-veglia irregolare: lo stile di vita e le abitudini del soggetto sono fondamentali nel determinare o meno la comparsa dell’insonnia. Se l’individuo adotta abitualmente degli orari sregolati avrà più difficoltà ad addormentarsi e/o a svegliarsi.
  • Patologie fisiche: che causano dolore cronico e disagio, come l’asma, l’insufficienza cardiaca, l’ipertiroidismo, il reflusso gastroesofageo, le allergie alimentari, le malattie neurologiche motorie e degenerative, l’artrite reumatoide e alcuni tumori. Anche la sindrome delle gambe senza riposo (che, al momento di coricarsi, causa fastidio agli arti inferiori, attenuabile solo con il movimento) può rendere difficile l’addormentamento o riprendere sonno dopo i risvegli notturni.
  • Fattori ambientali: come il rumore, la luce, la temperatura estrema e quant’altro, che interferiscono con il sonno.

In linea generale, le cause dell’insonnia possono includere:

  • Adenoidi ipertrofiche, ossia formazioni a grappolo sulla parete posteriore della rinofaringe, che causano una difficile respirazione con il naso;
  • Adenoidite, ossia un’infiammazione delle adenoidi;
  • Alcolismo;
  • Allergia alimentare;
  • Ansia;
  • Apnee notturne;
  • Artrite reumatoide, ossia una patologia infiammatoria cronica autoimmune che colpisce le articolazioni;
  • Asma;
  • Autismo;
  • Beriberi, ossia una patologia causata da una carenza di vitamina B1 (tiamina);
  • BPCO (broncopneumopatia cronica ostruttiva), ossia una malattia che colpisce i bronchi, rendendo difficoltosa la respirazione;
  • Brucellosi, ossia una malattia infettiva causata dai batteri del genere Brucella;
  • Cefalea;
  • Colite spastica, ossia un disturbo gastrointestinale;
  • Demenza vascolare, ossia il deterioramento delle capacità intellettive causato da un’alterazione della circolazione sanguigna a livello cerebrale;
  • Depressione maggiore;
  • Depressione post-partum;
  • Dermatite atopica, ossia una malattia infiammatoria cronica della pelle;
  • Distimia, ossia un disturbo dell’umore;
  • Disturbo bipolare;
  • Disturbo ciclotimico;
  • Disturbo Post-Traumatico da Stress;
  • Ernia del disco;
  • Ipertiroidismo, ossia un’eccessiva produzione degli ormoni tiroidei;
  • Ipogonadismo maschile, ossia scarsa funzionalità dei testicoli e deficit nella produzione di spermatozoi;
  • Ischemia cerebrale;
  • Jet lag;
  • Malattia di Creutzfeldt-Jakob, ossia una forma di encefalopatia spongiforme;
  • Malattia di Huntington, ossia una patologia che causa la progressiva degenerazione di alcune aree del cervello;
  • Malattia di Lyme, ossia una malattia infettiva trasmessa attraverso le zecche;
  • Menopausa;
  • Mielofibrosi, ossia una patologia cronica che colpisce il midollo osseo;
  • Morbo di Cushing, ossia malattia caratterizzata da un eccesso di cortisolo nell’organismo;
  • Morbo di Parkinson, ossia una patologia degenerativa che compromette la capacità di movimento, di parola e di scrittura;
  • Narcolessia, ossia un disordine neurologico che causa sonnolenza diurna cronica;
  • Obesità;
  • Ossiuriasi, ossia una parassitosi intestinale causata dagli ossiuri (vermi);
  • Pellagra, ossia patologia causata dalla carenza di vitamina B3;
  • Porfiria, ossia un gruppo di malattie metaboliche;
  • Rabbia, una patologia infettiva che colpisce il sistema nervoso;
  • Sindrome da stanchezza cronica;
  • Sindrome delle gambe senza riposo;
  • Sindrome feto-alcolica;
  • Sindrome fibromialgica;
  • Sindrome premestruale;
  • Spondilite anchilosante.

Disclaimer: l’elenco proposto potrebbe non essere esaustivo.

L’insonnia può provocare una serie di sintomi, sia notturni che diurni, tra cui:

  • Difficoltà ad addormentarsi, a dormire continuativamente per tutta la notte o abbastanza a lungo;
  • Frequenti o prolungati risvegli notturni;
  • Fatica ad addormentarsi dopo i risvegli notturni;
  • Risvegli precoci al mattino;
  • Dormire poche ore;
  • Scarso ristoro;
  • Non sentirsi riposati al risveglio;
  • Mancanza di sonno.

Il mancato o insufficiente riposo può causare diversi sintomi diurni che, talvolta, possono compromettere le attività quotidiane. Tra questi, è possibile menzionare:

  • Stanchezza cronica;
  • Sensazione di fatica;
  • Scarsa energia;
  • Difficoltà di attenzione e di concentrazione;
  • Problemi di memoria;
  • Disturbi dell’umore;
  • Sonnolenza;
  • Cefalea;
  • Disturbi gastrointestinali;
  • Malessere generale;
  • Astenia;
  • Riduzione dell’efficienza psicofisica;
  • Alterazione delle attività quotidiane;
  • Cambiamenti comportamentali dovuti allo scarso riposo;
  • Difficoltà nel lavoro o nello studio.

A seconda della durata dei sintomi, l’insonnia può essere:

  • Transitoria: ossia quando la sintomatologia dura meno di un mese;
  • A breve termine o ricorrente: quando ha una durata da uno a sei mesi;
  • Insonnia cronica: quando i sintomi durano più di sei mesi.

Invece, in base al momento in cui si presentano i sintomi di difficoltà di addormentamento, è possibile distinguere:

  • Insonnia iniziale: quando i sintomi si presentano nel momento serale, all’ora di coricarsi;
  • Insonnia di mantenimento: quando i sintomi compaiono nel cuore della notte, causando risvegli frequenti e difficoltà a riaddormentarsi;
  • Insonnia tardiva: quando i sintomi si manifestano al mattino provocando un risveglio molto precoce e l’impossibilità di riaddormentarsi.

Disclaimer: l’elenco fornito non è da considerarsi necessariamente esaustivo.

Capita a tutti almeno una volta nella vita di dormire male, non riuscire ad addormentarsi o svegliarsi frequentemente durante la notte. Ciò accade a causa di preoccupazioni emotive o problemi legati alla quotidianità, come l’eccessivo stress lavorativo. Solitamente, tali disturbi passano una volta che si superano le problematiche che l’individuo si trova ad affrontare. In questo caso, si parla di insonnia acuta, in quanto passeggera, transitoria e legata ad uno stato emotivo o una condizione temporanea.

In altri casi, invece, quando l’insonnia si presenta con regolarità e per lunghi periodi di tempo, si parla di insonnia cronica. Tale disturbo non è più legato alle preoccupazioni temporanee che possono affliggere il soggetto, ma diventa una condizione a sé. L’insonnia è considerata cronica quando la sintomatologia si presenta almeno 3 volte a settimana per un minimo di 3-6 mesi.

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