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Modificato e recensito clinicamente da THE BALANCE Squadra
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Pensieri intrusivi, abitudini ripetitive e bizzarri rituali che aiutano a scacciare l’ansia: il disturbo ossessivo-compulsivo può manifestarsi con uno o più di questi sintomi, e a seconda della gravità interferire con la qualità di vita del soggetto, fino a stravolgerne la quotidianità. 

A differenza di quanto spesso si tende a credere, il disturbo ossessivo-compulsivo è, nelle sue varie forme, più comunque di quanto si possa pensare. Si stima che una percentuale compresa fra 2 ed il 2.5% della popolazione sperimenterà sintomi assimilabili al doc nel corso della popolazione, con una distribuzione che non mostra particolari differenze né in base al sesso né alla regione geografica (a differenza di altri disturbi della sfera mentale). 

Come per molti altri disturbi mentali, come depressione ed ansia, i primi sintomi solitamente compaiono prima dei 20 anni. A differenza delle condizioni depressive, tuttavia, il doc risulta particolarmente complesso nella gestione e risoluzione dei sintomi, che in molti casi possono durare anni. Il trattamento di questo disturbo può avvalersi di diversi strumenti, sia farmacologici che non, ma la “fama” di questo disturbo porta spesso molte persone a chiedersi quali siano i reali margini di miglioramento nella sintomatologia del doc. 

Si può guarire dal disturbo ossessivo compulsivo? E’ possibile arrivare ad una completa remissione dei sintomi? In questo articolo, andremo a sviscerare un argomento spesso complesso, offrendo diverse soluzioni terapeutiche. 

Il disturbo ossessivo compulsivo può manifestarsi con diversi sintomi, che solitamente si dividono in: pensieri intrusivi (ossessioni) routine compensatorie (compulsioni) Il soggetto affetto da doc fa esperienza di una serie di paure e pensieri intrusivi sui quali sente di non avere alcun controllo, e che possono interferire con la vita dell’individuo, che per lenire il senso di ansia e preoccupazione indotti da questi pensieri adotta delle bizzarre routine compensatorie, che possono includere: 

  • lavarsi le mani in maniera compulsiva, arrivando a danneggiare la cute 
  • accendere e spegnere la luce diverse volte prima di uscire da una stanza 
  • controllare diverse volte di aver chiuso la serratura della porta

Dietro questi particolari comportamenti ci celano alcune fra le paure ed ossessioni più comuni fra quelle che solitamente affliggono i pazienti affetti da doc, come la paura di essere contaminati toccando oggetti precedentemente toccati da altri.

Quali sono le cause del disturbo ossessivo-compulsivo?

L’eziologia di questo disturbo, nelle sue varie sfaccettature, non è ad oggi compresa appieno. Al momento della stesura dell’articolo, si pensa che alla base della sintomatologia del doc ci siano fattori biologici, genetici e ambientali. I fattori di rischio finora identificati includono: 

  • uno o più familiari con diagnosi di doc 
  • stress psicofisico, specialmente se prolungato nel tempo
  • precedenti diagnosi di disturbi mentali

Come vedremo nel prosieguo dell’articolo, l’insorgenza del disturbo ossessivo-compulsivo può in alcuni casi essere legata  delle patologie infiammatorie o autoimmuni. 

Guarire dal doc è possibile. Sebbene i risultati possano mostrare una certa variabilità, la cui causa è da ricercarsi in una serie di fattori, inclusi ma non limitati a:

  • gravità della sintomatologia
  • disponibilità del soggetto a lavorare sul disturbo
  • abilità del terapeuta
  • risposta alla terapia
  • eziologia sconosciuta, spesso multifattoriale

è sicuramente possibile arrivare in molti casi ad una regressione completa della sintomatologia. Nei casi in cui questo risultato non fosse raggiungibile, è comunque possibile raggiungere una soddisfacente gestione dei sintomi ed un miglioramento della qualità di vita.

Il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo è finalizzato alla remissione della sintomatologia, o al controllo di compulsioni e ossessioni minimizzando il loro impatto sulla quotidianità del soggetto. Per arrivare a questo risultato, il terapeuta può avvalersi di una serie di strumenti farmacologici e non, e può spronare il paziente ad adottare specifiche abitudini che possono favorire la gestione e la riduzione dei sintomi, rendendo meno probabile una ricaduta. 

Terapia cognitivo-comportamentale

La terapia cognitivo-comportamentale è un approccio terapeutico basato sulla continua comunicazione fra il paziente ed il terapeuta, nella quale quest’ultimo andrà ad identificare i trigger psicologici che scatenano ossessioni o compulsioni. Molto spesso, infatti, entrambi possono poggiare (in tutto o in parte) su bizzarre convinzioni che continuano ad alimentarle. Individuare tali convinzioni è solitamente semplice, al terapeuta basterà fare alcune semplici e specifiche domande, ad esempio: 

  • Che cosa succederebbe se non chiudessi e aprissi la porta 3 volte prima di uscire da una stanza? 
  • Che cosa pensi accadrebbe se la smettessi di pensare a… 
  • Quali pericoli cerchi di scacciare, indulgendo in questi comportamenti?

Utilizzata con successo anche nella gestione di altri disordini mentali, come quelli depressivi e ansiosi, e persino nella schizofrenia, la TCC è mira a tracciare un collegamento fra i comportamenti del soggetto e i suoi pensieri, andando ad intervenire sui pattern mentali per migliorare la qualità di vita del paziente. 

Farmacologia

Nei casi in cui il paziente si dimostri resistente all’approccio cognitivo-comportamentale, può essere consigliabile discutere con il terapeuta l’introduzione di un sostegno farmacologico per lenire i sintomi e favorirne la progressiva scomparsa. 

Non esistono farmaci pensati specificamente per il disturbo ossessivo-compulsivo. Il trattamento farmacologico d’elezione prevede la terapia con antidepressivi, come: 

  • Clomipramina (Anafranil)
  • Fluoxetina (Prozac)
  • Paroxetina (Paxil, Pexeva)
  • Sertralina (Zoloft) 

La risposta del soggetto ai trattamenti farmacologici è estremamente variabile, e ogni intervento va valutato sulla base dell’analisi fra rischi e benefici.

Sebbene le opzioni farmacologiche contino una lunga lista di possibili opzioni, non è sempre semplice trovare la giusta combinazione di composti farmaceutici per ogni paziente. La risposta può variare enormemente da paziente a paziente, e non è una caso che lo stesso medicinale assunto con la medesima posologia provochi effetti diversi in più soggetti. Purtroppo, non esistono analisi o test preliminari che si possano utilizzare per determinare a priori l’effetto che un farmaco avrà su un paziente, e nella pratica medica si affrontano spesso diversi tentativi prima di trovare la giusta combinazione.

L’assunzione di psicofarmaci può provare effetti collaterali, talvolta gravi, che andrebbero immediatamente segnalati al proprio medico curante. In alcuni casi, l’assunzione di antidepressivi (specie se appartenenti alla classe degli Inibitori Selettivi della Ricaptazione della Serotonina), possono provare un effetto paradosso, in cui la sintomatologia depressiva  può subire un aggravamento, solitamente transitorio. 

Prima di assumere un farmaco, è inoltre importante valutare possibili interazioni con altre medicine ed integratori che possono essere assunti dal soggetto.

Integrazione

Non è un segreto che sulla nostra tavola arrivino cibi sempre più poveri di sostanze nutritive. Carni trattate con antibiotici, frutti e verdure raccolti prima dello sviluppo della componente vitaminica, e in generale cibi molto spesso privi di alcun apporto nutritivo. 

L’impoverimento generalizzato dei prodotti consumati, ha creato un terreno fertile per numerose carenze vitaminiche, ad oggi sempre più diffuse e in grado di favorire (se non provocare) l’insorgenza di disturbi mentali, fra cui il disturbo ossessivo compulsivo. 

In presenza di sintomi riconducibili al doc, è consigliabile sottoporsi ad un semplice analisi del sangue per il dosaggio delle vitamine e dei sali minerali. In questo frangente risultano particolarmente importanti le vitamine del gruppo B, indispensabili per un corretto funzionamento del sistema nervoso centrale, nonché della vitamina A e D, capaci di abbassare i livelli di infiammazione nel corpo. 

Stimolazione cerebrale profonda

La stimolazione cerebrale profonda, o Deep Brain Stimulation (DBS), è una terapia approvata dalla Food and Drug Administration per il trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo negli adulti con almeno 18 anni di età che risposano agli approcci terapeutici tradizionali. La procedura prevede l’impianto di elettrodi nel cervello del paziente per la distribuzione di impulsi elettromagnetici con effetti terapeutici.

Stimolazione Magnetica Transcranica. 

Questo trattamento, approvato dalla FDA americana, utilizza uno specifico macchinario (BrainsWay Deep Transcranial Magnetic Stimulation), per il trattamento del disturbo ossessivo compulsivo. Questa opzione terapeutica è indicata per i soggetti fra i 22 e i 68 anni di età, che si siano dimostrati resistenti a precedenti interventi terapeutici, con strumenti tradizionali. La SMT è una procedura non invasiva che utilizza campi magnetici per stimolare le cellule cerebrali ed alleviare i sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo.

La maggior parte delle persone si ritroverà, nel corso della vita, ad adottare compulsioni e pensieri ossessivi. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi ciò non va ad influire sulla normale funzionalità dell’individuo, che rimane in grado di vivere una vita normale anche in presenza di elementi assimilabili a sintomi da disturbo ossessivo-compulsivo.

Come abbiamo già avuto modo di ripetere, l’eziologia dei disturbi ossessivo-compulsivi non è nota. Si ritiene che una componente genetica possa rappresentare un fattore di rischio, potenzialmente in grado di causare sintomi ossessivi e/o compulsivi in situazioni di forte stress psicofisico. Tuttavia, l’incidenza del doc presenta dei pattern ben precisi: sono le donne ad essere più colpite di questo disturbo, che raramente insorge dopo i trent’anni. 

Dopo aver ricevuto una diagnosi, è bene sottoporsi ad esami medici specifici, per scongiurare il rischio di una fra le patologie fisiche capaci di causare potenzialmente disturbi ossessivo-compulsivi. In presenza di un’infezione (specialmente da streptococco), il corpo attiva una normale risposta immunitaria volta a neutralizzare il batterio prevenendone la diffusione all’interno del corpo.

In alcuni casi, tuttavia, quest’attivazione immunitaria può eccedere la normale risposta fisiologica, e scatenare una vera e propria reazione autoimmune, che agendo a livello cerebrale potrebbe causare sintomi simili a quelli del doc. In letteratura medica sono riportati diversi casi di pazienti in cui la risposta immunitaria ad una comune infezione è risultata in un vero e proprio “attacco” da parte degli anticorpi antineuronali a danno della regione cerebrale dei gangli basali. 

Oltre a quelle da streptococco, infezioni capaci di causare una tale risposta includono la normale influenza, la malattia di Lyme, il virus dell’herpes, della mononucleosi, ed il Coxsackie. La risposta immunitaria può portare ad un marcato aumento dei livelli di infiammazione cerebrale, con conseguente insorgenza di sintomi neuropsichiatrici, tra cui alterazioni comportamentali assimilabili al disturbo ossessivo-compulsivo.

Disturbo ossessivo compulsivo e condizioni infiammatorie

Uno studio pubblicato sulla rivista medica psichiatria peer-reviewed JAMA, i livelli di infiammazione a carico del sistema nervoso centrale sarebbero del 30% più alti, nei pazienti affetti da DOC, rispetto ai soggetti che non presentano sintomi psichiatrici. 

In caso di insorgenza improvvisa di sintomi ossessivo-compulsivi, ed in particolare in assenza di una storia di disturbi mentali sia nel soggetto stesso che nei parenti più prossimi, è consigliabile sottoporsi ai necessari esami medici per valutare la possibilità di un’anormale risposta immunitaria. 

Un’attenta gestione della sintomatologia può può portare a risultati molto simili a quelli di una guarigione completa. In generale, l’adozione di abitudini costruttive porta numerosi e sostanziali benefici non solamente in chi ha ricevuto diagnosi di uno o più disturbi mentali, ma anche in soggetti sani senza una storia di patologie mentali. 

In ambito psicoterapeutico, è senz’altro importante sfruttare ogni opzione terapeutica a disposizione, combinando la terapia cognitivo comportamentale alle giuste medicazioni, per massimizzare l’effetto lenitivo sulla sintomatologia del soggetto. In molti casi, tuttavia, per arrivare ad una guarigione completa o ad un sostanziale controllo delle sintomatologia, può essere necessario adottare uno stile di vita che, nell’insieme della varie abitudini che lo compongono, favorisca il percorso di guarigione. 

Meditazione

E’ oramai un dato di fatto: la meditazione può influenzare sensibilmente la chimica del nostro corpo, e del sistema nervoso centrale in particolar modo. Gli studi condotti negli ultimi decenni hanno più volte dimostrato come la meditazione, e le tecniche di respirazione, possano aiutare la gestione e la riduzione di sintomi psichiatrici. Ritagliarsi pochi minuti ogni giorno per eseguire degli esercizi di meditazione, può aiutare il percorso terapeutico. 

Alimentazione 

Sebbene l’eziologia del doc non sia compresa appieno, in letteratura medica sono riportati diversi casi in cui un cambiamento alimentare ha portato ad una sensibile riduzione (o alla guarigione completa) dei sintomi del disturbo ossessivo-compulsivo. Sottoporsi ai test allergologici e individuare gli alimenti che ingeriamo con minor facilità per eliminarli o ridurne l’assunzione, può rivelarsi molto utile. E’ inoltre importante evitare di assumere alcolici, che possono aggravare notevolmente la sintomatologia del doc. 

Attività fisica 

Anche l’esercizio fisico può giocare un ruolo fondamentale nella gestione del disturbo ossessivo-compulsivo. Oltre ai noti effetti sulla fisiologia e i neurotrasmettitori in particolare, l’attività fisica può aiutare i pazienti affetti da doc riducendo il tempo passato in casa e favorendo la socializzazione con altri individui. 

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