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I pensieri intrusivi sono pensieri negativi, disturbanti e ricorrenti che invadono la mente in modo del tutto involontario, causando ansia, disagio e paura. Possono essere legati a vari ambiti, come la sessualità, la violenza, la religiosità, l’aspetto fisico, le relazioni, le malattie e quant’altro. Cercare di contrastare i pensieri intrusivi è estremamente difficile e si rivela una strategia particolarmente inefficace. Più si cerca di sopprimerli o controllarli, più questi aumentano di frequenza e persistenza. Continua a leggere l’articolo, per sapere cosa sono i pensieri intrusivi, quali sono le cause di insorgenza, come riconoscerli e come imparare a gestirli.

I pensieri intrusivi sono pensieri indesiderati, invadenti, inappropriati e spiacevoli, che insorgono in modo involontario e persistente. Tali pensieri scatenano reazioni emotive forti, come ansia e angoscia, e sono estremamente difficili da controllare o eliminare. In realtà, sono moltissimi i pensieri involontari che attraversano la mente. Tuttavia, quelli intrusivi si fissano e causano sensazioni spiacevoli, come senso di colpa, vergogna e timori. Quando tali pensieri diventano più intensi e interferiscono con la vita quotidiana, è fondamentale rivolgersi ad un professionista della salute mentale.

I pensieri intrusivi, a differenza dei pensieri comuni, hanno delle caratteristiche specifiche, che li rendono particolarmente riconoscibili. Tra queste, possiamo menzionare:

  • I pensieri intrusivi sono insoliti. Si differenziano dai normali pensieri che vanno e vengono, in quanto sono fortemente atipici, inaspettati e preoccupanti.
  • Sono involontari. Ciò significa che la persona non ha il diretto controllo su di essi. Possono insorgere in qualsiasi momento, anche quando il soggetto è impegnato in altre attività.
  • Fanno la loro comparsa velocemente, ma sono persistenti e difficili da eliminare o gestire.
  • Causano inquietudine e altre sensazioni spiacevoli, come timore, angoscia, senso di colpa e vergogna. Il soggetto vorrebbe scacciarli dalla propria mente, ma fa molta difficoltà e, spesso, non ci riesce.
  • Il loro contenuto è spiacevole o inappropriato. Spesso, si tratta di pensieri sgradevoli e inquietanti, che non sono affini alle convinzioni personali del soggetto.
  • Sono ripetitivi. Infatti, tornano per più volte e rimangono impressi nella mente. La persona non è in grado di controllarli.
  • Non sono associati a un’azione o a un comportamento. Il soggetto, spesso, è terrorizzato dai propri pensieri intrusivi, ma non attuerebbe mai ciò a cui pensa. Per esempio, può pensare di farsi del male, ma non se lo infliggerebbe mai.
  • Si tratta di pensieri disfunzionali, che generano domande. L’individuo tende a porsi domande scomode e difficili, il che può causargli senso di colpa.

Disclaimer: le informazioni fornite potrebbero non essere esaustive.

In una certa misura, presentare ansia e pensieri assurdi di tanto in tanto è abbastanza comune, in quanto la maggior parte di noi, prima o poi, li sperimenta nella vita. Tuttavia, quando tali pensieri diventano ricorrenti, causando angoscia e disagio, nonché si fanno troppo violenti, frequenti o eccessivi, possono indicare la presenza di un disturbo mentale.

Tra le cause di natura psicologica dei pensieri intrusivi, è possibile ricordare:

  • Disturbo ossessivo-compulsivo: questa patologia è caratterizzata da pensieri intrusivi ricorrenti, che spingono il soggetto a mettere in atto comportamenti compulsivi nel tentativo di eliminare tali pensieri. Per esempio, la persona che soffre di questo disturbo potrebbe preoccuparsi di non aver chiuso la porta a chiave, cosa che la porta a controllare ripetutamente.
  • Disturbo da stress post-traumatico: i soggetti che soffrono di questo disturbo possono sperimentare pensieri negativi involontari e ansia legati all’evento traumatico che hanno vissuto. Oltre ai pensieri intrusivi incontrollabili, alcuni sintomi possono includere aumento della frequenza cardiaca (tachicardia) ed eccessiva sudorazione, nonché flashback e angoscia intensa.
  • Disturbi alimentari: le persone con disturbi alimentari possono sviluppare pensieri intrusivi e ossessivi circa l’alimentazione, il proprio peso e la propria immagine corporea, che si riflettono in modo negativo sulla propria salute fisica, compromettendola. Inoltre, il pensiero dell’impatto del cibo sul proprio corpo fa emergere un forte senso di malessere.
  • Disturbi d’ansia: come il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo di panico e quant’altro. In questi tipi di disturbi, la paura e la preoccupazione per una determinata situazione possono portare allo sviluppo di pensieri intrusivi, incontrollabili, involontari e angoscianti, che non si riescono a scacciare.

Anche le persone che soffrono di depressione o che vivono situazioni fortemente stressanti possono sperimentare i pensieri intrusivi. Inoltre, anche le fluttuazioni ormonali (per esempio, in gravidanza o nel periodo post-parto) possono favorire la comparsa dei pensieri intrusivi in alcuni soggetti.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono necessariamente esaustive.

Secondo alcuni studiosi, i pensieri intrusivi e le ossessioni sono due termini che si riferiscono allo stesso fenomeno. Secondo altri, invece, sono due condizioni distinte, che hanno in comune due caratteristiche, ossia la forma e i contenuti. Una delle principali differenze riscontrate tra le ossessioni di pazienti psichiatrici e i pensieri intrusivi di soggetti sani riguarda l’intensità, nonché la loro frequenza e durata. Un altro fattore che li distingue è l’impatto che queste condizioni hanno sulla quotidianità del soggetto. Infatti, le ossessioni risultano così frequenti e invalidanti da compromettere il funzionamento del paziente in diversi ambiti della vita (sul piano sociale, relazionale, lavorativo e quant’altro). 

In particolare, la differenza tra normali pensieri intrusivi e vere e proprie ossessioni risiede nell’interpretazione di tali pensieri da parte del soggetto, in quanto, come abbiamo già menzionato, chiunque di tanto in tanto sperimenta pensieri negativi involontari. Il problema risiede nel significato che il soggetto attribuisce a tale intrusione che, quando diventa significativa e importante, innesca sensazioni spiacevoli di ansia ed agitazione. In tal senso, le ossessioni sono da intendere come l’esacerbazione patologica di tali pensieri, in quanto compromettono il benessere psicofisico dell’individuo.

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I pensieri intrusivi partono come un’idea che ci attraversa la mente. Per esempio, “avrò spento il gas?”. Diventa un pensiero intrusivo se lo viviamo come un intruso, come un qualcosa a cui non vogliamo pensare, che ci sembra inopportuno o sgradevole. Probabilmente, anche se hai già controllato di aver chiuso il gas, la tua mente ti chiederà “Ma l’avrò chiuso davvero?”. Ognuno di noi processa ogni giorno centinaia di informazioni e questi pensieri possono nascere spontaneamente.

Ciò che rende un pensiero davvero intrusivo, che causa sensazioni spiacevoli, come ansia e angoscia, è il significato che gli attribuiamo. Nei casi dei comuni pensieri intrusivi che la maggior parte delle persone sperimentano, questi non hanno un grosso peso e, spesso, ci scivolano addosso, senza che gli venga attribuita particolare importanza. Invece, quando associamo ad un pensiero intrusivo un significato, come nel caso di “se non ho spento il gas, succederà una catastrofe e io sarò responsabile di quello che accadrà”, allora quel pensiero intrusivo diventerà importante e significativo.

Attribuendo un significato a un pensiero intrusivo si innescano importanti reazioni emotive di ansia e disagio, che fanno credere alla persona che le sperimenta che ci sia qualcosa che non va. Di conseguenza, il soggetto è portato a mettere in atto le cosiddette compulsioni (comportamenti o azioni mentali ripetute nello stesso modo ogni volta che la sensazione spiacevole insorge) nel tentativo di ridurre lo stato ansioso. Purtroppo, si tratta solo di una soluzione a breve termine. Infatti, a lungo andare, tale condizione peggiora, in quanto viene rafforzata la convinzione di dover fare qualcosa (mettere in atto la compulsione) per impedire che qualcosa di sbagliato o terribile possa accadere. Il soggetto in questa condizione è convinto che solo grazie alla messa in atto della propria compulsione riuscirà ad evitare il disastro. Quindi, riprendendo il nostro esempio, solo grazie all’aver controllato ripetutamente il gas (compulsione) potrà evitare una fine tragica.

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Esistono diversi tipi di pensieri intrusivi, che possono riguardare numerosi ambiti della vita dell’individuo. Alcuni esempi possono includere:

  • Paura di ammalarsi: è uno dei pensieri intrusivi più comuni e riguarda la paura di contrarre infezioni, ammalarsi o contaminarsi con germi, virus e batteri. Tale timore può generare comportamenti ossessivi nel tentativo di proteggersi, come lavarsi frequentemente le mani, sottoporsi a continui esami medici, evitare il contatto con altre persone e così via.
  • Pensieri violenti: si tratta di pensieri relativi alla paura di far male a sé stessi o agli altri. In genere, i soggetti che presentano tali pensieri possono chiedersi se sono persone cattive o pericolose, in quanto arrivano ad immaginare di recare danno ai propri cari o a persone che non conoscono.
  • Pensieri sessuali: questi pensieri intrusivi riguardano la sfera sessuale. Possono concernere atti sessuali con qualcuno o qualcosa, oppure possono riguardare parti del proprio corpo. In genere, si tratta di idee sessuali che causano angoscia o danni emotivi e, in molti casi, sono pensieri proibiti dalla società o dalla cultura di appartenenza.
  • Pensieri sull’azione: si tratta di pensieri intrusivi riguardanti dubbi sull’aver eseguito un compito. Tali pensieri possono condurre a comportamenti di controllo ossessivi. Per esempio, il soggetto può essere portato a controllare più volte qualcosa per essere sicuro di non aver commesso errori.
  • Pensieri sulla fede e sulla moralità: questo tipo di pensieri intrusivi riguarda la religiosità e può portare a interrogarsi sui peccati commessi e sulle relative punizioni divine. Tali pensieri possono portare la persona a pregare continuamente o trovare modi per espiare i propri peccati in maniera ossessiva.
  • Pensieri di relazione: si tratta di pensieri intrusivi riguardanti le relazioni con gli altri, romantiche e non. Per esempio, il soggetto può pensare di non essere degno di amore, interrogarsi sul proprio partner o sulla propria relazione oppure credere di star subendo un tradimento. Tali pensieri, in genere, sono causati da un’eccessiva analisi dei sentimenti propri o del partner. In alcuni casi, il soggetto può arrivare addirittura a dubitare di ciò che prova per l’altro.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi esaustive.

I pensieri intrusivi e l’ansia hanno una stretta correlazione bidirezionale. Da un lato, l’ansia e le preoccupazioni per una determinata situazione o condizione possono favorire la comparsa di pensieri intrusivi. Per esempio, tornando al caso rappresentativo del gas, la preoccupazione di non averlo chiuso potrebbe innescare pensieri intrusivi catastrofici riguardo le dirette conseguenze di quella mancata azione.

Dall’altro, i pensieri intrusivi possono generare stati ansiosi, che la maggior parte delle volte cerchiamo di alleviare mettendo in atto comportamenti controllanti, come le compulsioni. Sempre tornando al nostro esempio, i pensieri intrusivi legati alle pericolose conseguenze di non aver chiuso il gas (per esempio, danni all’appartamento, rischio di inalazione con conseguente morte e quant’altro) possono innescare forti reazioni emotive ansiose, che spingono il soggetto a controllare il gas ripetutamente.

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Liberarsi dai pensieri intrusivi può essere molto difficile, ma esistono alcune strategie che aiutano a gestirli in modo ottimale. Per esempio:

  • Riconoscere i pensieri intrusivi è il primo passo per imparare a gestirli. È necessario averne consapevolezza, senza attribuirgli giudizi o reagire impulsivamente.
  • Accettare che i pensieri intrusivi siano normali. Essi, infatti, non definiscono la persona, né il carattere, né il valore di un individuo. È importante accettare la loro esistenza e considerarli per quello che sono, ossia prodotti della mente spesso privi di significato.
  • È opportuno non cercare di sopprimerli o evitarli, in quanto questo comportamento non farebbe altro che renderli ancor più persistenti. È necessario, invece, cercare di lasciarli andare, senza porsi troppe domande e senza dargli troppo peso.
  • Quando i pensieri intrusivi si fanno più intensi, può essere utile distrarsi con attività che richiedono particolare attenzione, come leggere, fare sport, dipingere, disegnare, camminare e quant’altro.
  • Praticare le tecniche di rilassamento, come la respirazione profonda, la meditazione o lo yoga, aiuta a calmare la mente e a ridurre l’ansia associata ai pensieri intrusivi. Anche la disciplina della mindfulness si è rivelata di estrema efficacia, in quanto aiuta il soggetto a porre l’attenzione sul qui e ora, in modo intenzionale, consapevole e non giudicante.

Tuttavia, se i pensieri intrusivi causano notevole disagio, compromettendo il normale funzionamento del soggetto, a scuola, al lavoro o in qualsiasi altro ambito di vita, è indispensabile rivolgersi ad un professionista (solitamente, uno psicologo o uno psicoterapeuta). 

Uno degli approcci maggiormente efficaci in questi casi è la terapia cognitivo-comportamentale, che aiuta il paziente a distinguere i pensieri sani da quelli disfunzionali, trasformando quelli intrusivi, negativi e ossessivi in altri più funzionali e adattivi. In alcuni casi, il medico potrebbe prescrivere anche una terapia farmacologica per gestire i sintomi legati ai pensieri intrusivi o agli stati ansiosi. In linea generale, è bene ricordare che imparare a gestire tali pensieri richiede tempo, pazienza e pratica.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi necessariamente esaustive.

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