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Modificato e recensito medico da THE BALANCE Squadra
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Il termine “ludopatia” deriva dal greco e si riferisce alla dipendenza dal gioco d’azzardo. Nonostante il gioco d’azzardo patologico interessi una piccola percentuale di popolazione, i dati sono in allarmante aumento. Infatti, colpisce tra lo 0,4% e il 3,4% degli adulti in Italia, anche se i tassi sono più elevati per quanto riguarda la popolazione universitaria e adolescenziale (da 2,8% a 8%), con maggiore prevalenza nei soggetti di sesso maschile. 

Le cause scatenanti lo sviluppo di tale dipendenza sono molteplici e coinvolgono una combinazione di fattori psicologici, ambientali, sociali e biologici. Spesso, i primi segnali di gioco patologico vengono trascurati, motivo per cui la diagnosi e il trattamento tardano ad arrivare. Tuttavia, considerando le pericolose conseguenze di tale dipendenza, la tempestività è di fondamentale importanza. Continua a leggere per approfondire l’argomento.

La ludopatia rientra nelle cosiddette “nuove dipendenze” o “dipendenze senza sostanze”, che si riferiscono alla categoria delle dipendenze comportamentali, come lo shopping compulsivo, la dipendenza dal lavoro, da internet e quant’altro, di cui fa parte anche il gioco d’azzardo patologico (GAP). Nel 2013, infatti, è stato inserito nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM), nella quinta edizione, come dipendenza comportamentale.

La ludopatia o disturbo da gioco d’azzardo (DGA), quindi, è la persistente incapacità di gestire e resistere all’impulso di giocare d’azzardo, nonostante si conoscano le pericolose conseguenze di tale comportamento. Questa dipendenza, infatti, comporta disagio e compromissione clinicamente significativi di diverse aree della vita del soggetto, come quella economica e finanziaria, personale, relazionale, familiare e sociale.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi esaustive.

I sintomi della dipendenza da gioco d’azzardo possono includere:

  • Necessità di aumentare la quantità di denaro destinata al gioco;
  • Stati di ansia e irritabilità legati al tentativo di smettere o ridurre l’attività di gioco;
  • Utilizzo del gioco d’azzardo per ridurre stati emotivi negativi, come la depressione;
  • Mentire sulla gravità della propria patologia;
  • Richieste frequenti di denaro alla famiglia o agli amici;
  • Infrazioni della legge, come furti, per far fronte alle perdite dovute al gioco;
  • Isolamento sociale;
  • Ogni area di vita del soggetto gira intorno al gioco;
  • L’individuo pensa al gioco costantemente;
  • Problemi finanziari, familiari e relazionali, al lavoro o a scuola;
  • Disturbi fisici, come l’insonnia;
  • Disturbi emotivi e psicologici, come la depressione o l’ansia;
  • Svariati tentativi di controllare la propria dipendenza, senza esito positivo;
  • Tendenza ad investire ulteriori somme di denaro nella speranza di recuperare quanto perso.

In linea generale, la sintomatologia della ludopatia è simile a quella di altri disturbi da uso di sostanze e può essere suddivisa in:

  • Fenomeni specifici, come il craving, l’assuefazione, la tolleranza e l’astinenza;
  • Fenomeni aspecifici, come irritabilità, depressione, disturbi delle funzioni cognitive, incremento di ansia generalizzata, disturbi psicosomatici e del ritmo sonno-veglia.

Disclaimer: l’elenco fornito potrebbe non essere esaustivo.

L’insorgenza della ludopatia può essere imputata a diversi fattori, quali:

  • Biologici: alcuni soggetti sono maggiormente predisposti a sviluppare meccanismi di dipendenza. Ciò può essere dovuto a una maggiore attivazione del circuito dopaminergico, ossia il sistema responsabile del senso di gratificazione e soddisfazione del cervello. Questo sistema, in genere, si attiva dopo aver raggiunto un determinato risultato o aver soddisfatto un determinato bisogno. Anche le dipendenze sollecitano maggiormente tale circuito.
  • Ambientali: ossia fattori legati alla vita e alle esperienze personali del soggetto. L’individuo può sviluppare la ludopatia in seguito all’insorgenza di emozioni e pensieri negativi. Si rifugia, così, nel gioco, per evitare tali sensazioni o per sperimentare emozioni positive.
  • Neurobiologici: alcuni soggetti con vulnerabilità neurobiologiche, come problemi nel controllo degli impulsi, difficoltà in determinate funzioni di ragionamento e alterazioni nei sistemi di alcuni neurotrasmettitori, possono sviluppare la dipendenza dal gioco.
  • Psicologici: come stress, ansia o depressione possono spingere il soggetto ad avvicinarsi al mondo del gioco d’azzardo per provare gratificazione.
  • Genetici e familiari: gli individui che hanno familiarità con la ludopatia, quindi che hanno un parente stretto che soffre della medesima dipendenza, sono maggiormente predisposti a svilupparla.

La dipendenza del gioco d’azzardo, quindi, insorge a seguito di una combinazione di fattori biologici, sociali e psicologici, quali:

  • Fattori predisponenti e facilitanti: come storia familiare, fattori genetici, anomalie neurobiologiche, modellamento (ossia l’apprendimento di un dato comportamento basato sull’osservazione e sull’imitazione), distorsioni cognitive e quant’altro.
  • Fattori precipitanti o scatenanti: ossia eventi o situazioni che avvicinano il soggetto al gioco d’azzardo, scatenando a lungo andare l’innesco della dipendenza.
  • Fattori di mantenimento: rinforzi e sensazioni positive scaturite dalla messa in atto del gioco, come vincite, maggiore socializzazione, evitamento dei problemi, eccitazione, sollievo da un umore depresso e quant’altro.

Altri fattori che possono influire sullo sviluppo della ludopatia includono:

  • Disturbi dell’umore, come ansia e depressione;
  • Disturbi di personalità, come il disturbo borderline di personalità;
  • Consumo di sostanze stupefacenti;
  • Particolari tratti della personalità, come tendenza alla noia e alla ricerca di sensazioni forti, competitività e quant’altro;
  • Situazioni di forte stress.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi esaustive.

Anche se il soggetto ludopatico potrebbe riuscire a mascherare bene la propria dipendenza, vi sono dei segnali inconfutabili che saltano presto all’occhio, come cambiamenti nel comportamento, nell’atteggiamento o nell’umore. In particolare:

  • Atteggiamento distratto e spesso assente, dovuto al fatto che il soggetto pensa sempre e solo al gioco;
  • Cambiamento delle proprie abitudini, per dedicare sempre più tempo al gioco. Spesso il soggetto si rende poco reperibile, inventando impegni e mentendo;
  • Aumento delle richieste di denaro, con spiegazioni vaghe e poco realistiche;
  • Incapacità di gestire le proprie finanze, a causa del gioco compulsivo;
  • Maggiore indebitamento, per cercare di recuperare le perdite;
  • Mancanza di motivazione e scarso interesse verso qualsiasi attività che non sia il gioco;
  • Ritardi sul luogo di lavoro;
  • Difficoltà ad essere ricettivi e ad interagire durante un discorso;
  • Assenze frequenti e ingiustificate a scuola o al lavoro;
  • Aumento dei livelli di stress;
  • Irritabilità e irrequietezza.

Inoltre, le persone che hanno maggiore probabilità di sviluppare una dipendenza da gioco d’azzardo possono avere le seguenti caratteristiche:

  • Instabilità del tono dell’umore;
  • Difficoltà a controllare i propri impulsi;
  • Tendenza all’uso di sostanze illegali;
  • Bassa coscienziosità e sfiducia negli altri (comportamenti antisociali);
  • Scarsa apertura mentale, basata sull’infallibilità delle proprie convinzioni.

Disclaimer: gli elenchi proposti potrebbero non essere esaustivi.

La dipendenza dal gioco d’azzardo si instaura spesso in modo graduale. Infatti, si tratta di una patologia progressiva e, nella maggior parte dei casi, cronica. Per tale motivo, i sintomi vengono spesso sottovalutati e non ritenuti una forma di dipendenza.

In genere, il soggetto si avvicina al mondo del gioco d’azzardo spontaneamente e volontariamente. Si tratta di una prima fase di ricerca e sperimentazione dello stimolo, costituita prettamente dal cosiddetto gioco ricreativo. Con questo primo approccio, l’individuo sperimenta le sensazioni gratificanti ed eccitanti legate al gioco. Al contempo, può percepire tali sensazioni come inibenti dei pensieri negativi, con un conseguente aumento dell’autostima e della socializzazione. È proprio a questo punto che si crea un rinforzo che porta alla continuazione di tale comportamento, passando così dal gioco ricreativo al gioco patologico. La continuazione del gioco patologico comporta lo sviluppo di meccanismi cerebrali che condizionano fortemente il comportamento del soggetto, che presto non avrà più il controllo dei propri impulsi di gioco.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono necessariamente esaustive.

Nel 1984, Cluster ha individuato 5 tipologie di giocatori d’azzardo, quali:

  • Professionisti: non sono dipendenti dal gioco d’azzardo, in quanto non perdono il controllo, ma tengono in considerazione l’evolversi del gioco sia dal punto di vista economico che temporale. Essi, infatti, considerano il gioco come una vera e propria professione e un modo per mantenersi economicamente.
  • Antisociali: si servono del gioco d’azzardo per ottenere denaro illegalmente, per esempio attraverso carte segnate, dadi truccati, corse truccate e quant’altro.
  • Sociali occasionali: questi soggetti considerano il gioco d’azzardo come una forma di divertimento e di socializzazione. Il gioco, tuttavia, non interferisce con gli obblighi familiari, sociali o lavorativi.
  • Per fuga o alleviamento: si tratta di soggetti che giocano per trovare sollievo alle sensazioni negative, ansia, depressione, rabbia, noia o solitudine. Il gioco funge, così, da analgesico, anziché da euforizzante.
  • Compulsivi: questi soggetti hanno completamente perso il controllo sul gioco, che diventa così l’unico pensiero fisso e prende il sopravvento su qualsiasi altra area della propria vita, come quella familiare, sociale e lavorativa.

Disclaimer: l’elenco proposto potrebbe non essere esaustivo.

Esistono diverse correlazioni tra la ludopatia e altri disturbi psichiatrici. Infatti, il gioco patologico può scatenare da zero un disturbo psichiatrico, può far riemergere i disturbi rimasti latenti per diverso tempo o può causare la recidiva di un disturbo psichiatrico preesistente. Inversamente, anche determinati disturbi psichiatrici possono influenzare lo sviluppo della dipendenza da gioco.

Gli esperti hanno individuato 4 modelli di relazione tra la dipendenza comportamentale e altri disturbi psichiatrici, quali:

  • Presenza di un disturbo psichiatrico primario rispetto al gioco patologico (il disturbo mentale causa il gioco);
  • Gioco patologico primario rispetto al disturbo psichiatrico (il gioco causa l’insorgenza di una patologia psichiatrica);
  • Il gioco patologico e il disturbo psichiatrico sono dovuti a un fattore comune terzo (per esempio, una predisposizione genetica);
  • Il disturbo da gioco patologico e il disturbo psichiatrico sono coesistenti e si influenzano a vicenda (modello bidirezionale).

Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi esaustive.

La diagnosi di ludopatia viene formulata da un esperto quando il soggetto presenta almeno 4 delle seguenti caratteristiche in un periodo di 12 mesi:

  • Bisogno di giocare quantità crescenti di denaro per ottenere la gratificazione desiderata;
  • Irrequietezza o irritabilità se si riduce o si sospende il gioco;
  • Ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o smettere di giocare;
  • Presenza di pensieri persistenti relativi al gioco;
  • Il soggetto gioca quando si sente a disagio, per esempio quando è ansioso, depresso, si sente indifeso, colpevole o quant’altro;
  • Dopo aver perso denaro (anche somme importanti) torna a giocare nel tentativo di recuperare le perdite;
  • Tende a raccontare bugie per occultare il suo coinvolgimento nel gioco;
  • Compromissione significativa delle relazioni, del lavoro, dell’andamento scolastico e quant’altro, a causa del gioco;
  • Richieste di denaro (da destinare al gioco o per risanare la propria situazione finanziaria, spesso precaria a causa del gioco).

Disclaimer: le informazioni fornite non sono necessariamente esaustive.

Spesso, si sottovaluta la sintomatologia della ludopatia e si tende a non considerarla come una vera e propria dipendenza. Solitamente, chi riconosce i primi sintomi ha la propensione a voler smettere da solo, spinto dalla vergogna e dall’imbarazzo causati da tale condizione, nonché da tutta una serie di problemi finanziari, sociali, relazionali e familiari derivanti dalla dipendenza. Purtroppo, ad oggi, chiedere aiuto ad un professionista rappresenta ancora un tabù per la maggior parte dei giocatori compulsivi. Tuttavia, è bene ricordare che un aiuto professionale rimane la migliore opzione per troncare la ludopatia definitivamente.

Indubbiamente, riconoscere di avere un problema con il gioco è il primo passo per affrontare e uscire dalla propria dipendenza. Alcuni comportamenti e strategie utili per tenersi lontano dal gioco includono:

  • Resistere all’impulso e al desiderio di giocare: un primo aiuto può derivare dal posticipo del momento del gioco rispetto a quando si manifesta il desiderio compulsivo di giocare. È necessario porsi obiettivi raggiungibili e gestibili, per esempio ritardando di qualche ora il momento del gioco. In questo modo, è possibile acquisire un maggiore controllo dell’impulso del gioco, cercando col tempo di posticiparlo sempre di più.
  • Allontanarsi dalle situazioni di gioco: essere all’interno di contesti in cui il gioco è facilmente accessibile rende difficoltoso l’obiettivo di voler smettere. È necessario, quindi, allontanarsi da situazioni e contesti sociali connessi al gioco e coltivare amicizie lontane da questo mondo.
  • Trovare nuove passioni e obiettivi: per i ludopatici l’attività del gioco occupa la maggior parte dei propri pensieri e del proprio tempo. Per tale motivo, è fondamentale sostituire i momenti dedicati al gioco con nuove attività, hobby e passioni che portino motivazioni e obiettivi nuovi ed estranei al mondo del gioco d’azzardo, in quanto la noia e i momenti vuoti possono facilitare la ricaduta.

Disclaimer: le informazioni proposte potrebbero non essere esaustive.

Come già menzionato, la tempestività del trattamento è fondamentale per evitare spiacevoli e serie conseguenze derivanti dal gioco d’azzardo patologico. Tra gli approcci più efficaci, rientra la psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale, che ha lo scopo di indagare e analizzare i vari meccanismi che hanno portato all’avvicinamento al gioco e allo sviluppo della dipendenza. Una volta superata questa fase, lo specialista aiuterà il paziente ad individuare e a mettere in atto delle strategie utili per gestire al meglio il disturbo, riducendo così il rischio di ricadute.

Altri trattamenti efficaci sono, per esempio, le terapie di gruppo, in quanto la condivisione di problematiche simili può aiutare il soggetto durante il percorso di guarigione. Da non dimenticare, inoltre, è l’appoggio da parte della famiglia e degli amici stretti, che si rivela di fondamentale importanza per supportare il paziente. Infine, nel caso in cui la ludopatia sia correlata ad altri disturbi psichiatrici, come l’ansia o la depressione, lo specialista potrebbe prescrivere una terapia farmacologica per gestirne la sintomatologia.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi esaustive.

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