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Modificato e recensito clinicamente da THE BALANCE Squadra
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La sindrome del colon irritabile è un disturbo intestinale cronico, che provoca numerosi sintomi e grande disagio al diretto interessato. Alla base della patologia, vi possono essere numerosi fattori scatenanti, come quelli biologici, alimentari, ormonali e psicosociali. In particolare, la componente psicologica non è da sottovalutare, in quanto è risaputo che vi sia una stretta correlazione tra il cervello e l’intestino (non a caso, definito il “secondo cervello”).

Per tale motivo, insieme alla modifica del proprio stile di vita, che comprende una dieta controllata, riduzione dei fattori di stress e regolare esercizio fisico, gli esperti raccomandano interventi psicoterapici per gestire ed alleviare la sintomatologia del colon irritabile. Uno degli approcci maggiormente efficaci è costituito dalla terapia cognitivo-comportamentale. Continua a leggere per conoscere le cause, i sintomi fisici e psichici e i vari trattamenti della sindrome del colon irritabile.

La sindrome del colon irritabile (IBS, acronimo inglese di Irritable Bowel Syndrome) è un insieme di disturbi intestinali cronici, che comporta la comparsa di sintomi disparati. Si tratta di una delle patologie del tratto intestinale più comuni (infatti, colpisce circa l’11% della popolazione mondiale), ad andamento cronico-ricorrente. L’esacerbazione dei sintomi sembrerebbe essere legata ad eventi particolarmente stressanti sia a livello fisico, come interventi chirurgici, malattie e quant’altro, che psichico, come separazioni, lutti, stati ansiosi ecc.

A differenza delle patologie infiammatorie intestinali, la sindrome del colon irritabile non muta l’anatomia dell’intestino. L’organo, infatti, appare del tutto normale e non presenta alcun segno evidente di anomalia. Per tale motivo e per l’enorme variabilità dei sintomi ad esso collegati, la diagnosi del disturbo risulta essere molto difficoltosa. Infatti, non esiste un esame diagnostico specifico per individuarla, ma la sindrome del colon irritabile richiede una diagnosi differenziale, che tenga in considerazione numerosi fattori.

La sindrome del colon irritabile è anche conosciuta come:

  • Sindrome dell’intestino irritabile;
  • IBS;
  • Colite spastica;
  • Colite nervosa;
  • Colon irritabile;
  • Colon spastico;
  • Colite mucosa.

Alcuni studi hanno evidenziato lo stretto legame tra la salute dell’intestino e quella del cervello. Tali ricerche suggeriscono che una disfunzione dell’asse intestino-cervello, che coinvolge la comunicazione bidirezionale tra cervello e intestino, può contribuire allo sviluppo della sindrome del colon irritabile. Infatti, lo stress psicologico sembrerebbe giocare un ruolo determinante nella comparsa del disturbo. Non solo, può anche esacerbarne i sintomi. Inoltre, i soggetti che soffrono di intestino irritabile spesso presentano anche altre condizioni psichiche, come l’ansia e la depressione. Uno studio pubblicato su Frontiers of Neuroscience ha dimostrato che i topi sottoposti a stress psicologico hanno presentato una sintomatologia simile a quella della sindrome del colon irritabile, come aumento della motilità intestinale e dei dolori viscerali, ma senza causare infiammazioni o cambiamenti strutturali nell’intestino.

Disclaimer: le informazioni fornite potrebbero non essere esaustive.

I sintomi della sindrome del colon irritabile possono essere molteplici. Tuttavia, non tutti i pazienti li manifestano allo stesso modo. Per esempio, alcuni soggetti possono avere una maggiore incidenza di dolore e crampi addominali, mentre altri lamentano meteorismo e alternanza di diarrea e stipsi. In linea generale, la sindrome del colon irritabile alterna periodi in cui la sintomatologia è fortemente presente a periodi in cui è quasi assente.

I sintomi più comuni includono:

  • Dolori e crampi addominali, che tendono ad attenuarsi dopo la defecazione;
  • Distensione addominale, ossia sensazione di gonfiore allo stomaco;
  • Meteorismo e flatulenza;
  • Diarrea e/o stitichezza, spesso alternate;
  • Presenza di muco nelle feci;
  • Sensazione di incompleto svuotamento dopo la defecazione;
  • Urgenza di evacuare dopo i pasti.

I sintomi meno comuni della sindrome del colon irritabile, invece, comprendono:

  • Aumento anomalo del numero di evacuazioni giornaliere;
  • Feci dalla consistenza insolita;
  • Letargia;
  • Malessere;
  • Mal di schiena;
  • Indigestione;
  • Disturbi urinari, come nicturia, bisogno impellente di urinare, difficoltà a svuotare completamente la vescica e quant’altro;
  • Dolore durante i rapporti sessuali (dispareunia);
  • Difficoltà a dormire;
  • Mal di testa.

Vi sono, poi, dei sintomi che non appartengono alla sindrome del colon irritabile, in quanto tale disturbo non induce un cambiamento dell’anatomia dell’intestino. I sintomi sottoelencati, quando presenti, non devono far pensare al colon irritabile, ma a qualche altra patologia intestinale:

  • Sanguinamento rettale;
  • Sangue nelle feci;
  • Febbre;
  • Perdita di peso;
  • Dolore addominale particolarmente intenso.

Si consiglia di rivolgersi al proprio medico qualora si presentassero i suddetti sintomi.

Disclaimer: le informazioni fornite potrebbero non essere esaustive.

La componente psicologica sembra giocare un ruolo determinante nella riacutizzazione dei sintomi. Infatti, il disturbo presenta anche la comparsa di alcuni sintomi psichici, cognitivi e di natura extra-intestinale, quali:

  • Ansia;
  • Depressione;
  • Difficoltà di concentrazione;
  • Insonnia;
  • Sindrome da fatica cronica;
  • Debolezza;
  • Affaticamento;
  • Emicrania;
  • Irritabilità;
  • Dolore alla schiena;
  • Dolore pelvico;
  • Dolore all’articolazione temporo-mandibolare;
  • Cistite e disturbi urinari;
  • Fibromialgia;
  • Problemi sessuali.

Disclaimer: l’elenco fornito non è necessariamente esaustivo.

Le cause della sindrome del colon irritabile non sono ancora del tutto chiare e si pensa che la condizione sia di natura multifattoriale. Ciò significa che non è possibile individuare un singolo fattore scatenante, ma che il disturbo sia il risultato della combinazione di più fattori. Fattori emotivi, alimentari, ormonali, fisiologici, psicosociali e quant’altro possono aggravare i sintomi dell’IBS.

Secondo la teoria più accreditata, come già menzionato, sembrerebbe che il disturbo sia dovuto a una comunicazione anomala tra cervello, nervi dell’intestino e muscoli intestinali. Infatti, un’alterazione delle vie neurali dell’asse intestino-cervello (Brain-Gut Axis) può causare:

  • Incremento della sensibilità intestinale, chiamata iperalgesia viscerale, con conseguente aumento della percezione del dolore;
  • Motilità intestinale alterata, ossia diarrea quando il transito è accelerato o stipsi quando il transito è rallentato.

Altri fattori biologici che possono contribuire all’insorgenza del disturbo includono:

  • Alterazione del microbiota intestinale (disbiosi);
  • Infiammazioni;
  • Infezioni intestinali.

Come già accennato, anche i fattori psicologici possono causare o aggravare la sindrome del colon irritabile. Alcuni pazienti, infatti, presentano disturbi d’ansia, depressione, elevato stress emotivo, disturbi di somatizzazione, nevroticismo e catastrofizzazione. L’associazione tra disagio psicologico e sindrome del colon irritabile sembra essere di natura bidirezionale. In tal senso, il disagio psicologico può scatenare l’insorgenza del disturbo e, al contempo, è aggravato dalle difficoltà di gestire una patologia cronica. Nonostante siano molti i fattori di natura psicosociale che possano causare la comparsa dell’IBS, non è ancora del tutto chiaro quali siano i disturbi psicologici specifici che la causino.

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Secondo diversi studi, i sintomi della sindrome del colon irritabile compaiono in determinate circostanze. Alcuni triggers (stimoli) includono:

  • Ingestione di alimenti particolari, come cioccolato, caffè, tè, spezie, cibi grassi, frutta, alcune verdure, latte, alcolici, bevande zuccherate e quant’altro;
  • Stress eccessivo e periodi di particolare tensione;
  • Ansia;
  • Storia di abusi fisici o sessuali;
  • Traumi psicologici;
  • Alterazioni ormonali, specialmente nelle donne;
  • Malattie infettive del tratto gastrointestinale, che sembrano causare la sindrome dell’intestino irritabile post-infettiva. Numerosi studi hanno individuato come l’IBS insorgesse a seguito di gravi gastroenteriti di origine virale o batterica.

Tra i fattori di rischio, invece, è possibile menzionare:

  • Soffrire di movimenti intestinali anomali (transito più o meno veloce), come stipsi o diarrea;
  • Presenza di iperalgesia viscerale;
  • Precedente gastroenterite batterica o virale;
  • Presenza della sindrome da proliferazione batterica intestinale;
  • Presenza di squilibri ormonali o dei neurotrasmettitori.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi esaustive.

A seconda della prevalenza dei sintomi, si identificano 4 diversi sottotipi di sindrome del colon irritabile, quali:

  • IBS-D: ossia intestino irritabile con diarrea;
  • IBS-C: ossia colon irritabile con costipazione;
  • IBS-U: sindrome dell’intestino irritabile non definita, ossia con sintomi variabili;
  • IBS-M: colon irritabile misto, ossia caratterizzato sia da diarrea che da costipazione.

Le conseguenze a lungo termine della sindrome del colon irritabile possono includere:

  • Insorgenza di emorroidi, ossia dilatazione patologica e prolasso delle vene emorroidali;
  • Malnutrizione, in quanto spesso i soggetti che soffrono di colon irritabile tendono ad eliminare dalla propria dieta tutti quegli alimenti che recano disagio;
  • Scarsa qualità di vita, in quanto la sintomatologia può essere talmente invadente da impedire al soggetto di condurre una vita serena.

Tuttavia, è bene ricordare che la sindrome del colon irritabile non rappresenta un fattore di rischio per la comparsa del cancro del colon o ad altre neoplasie intestinali.

Disclaimer: le informazioni proposte non sono necessariamente esaustive.

Il trattamento del colon irritabile è di tipo sintomatico, ossia volto alla riduzione e alla gestione dei sintomi. Nei casi da lievi a moderati, gli esperti reputano sufficienti:

  • Ricorso a una terapia antistress efficace;
  • Pratica di regolare esercizio fisico;
  • Riposo notturno appropriato;
  • Alimentazione controllata.

Nei casi più gravi, invece, i medici possono prescrivere farmaci appositi, quali:

  • Integratori di fibra, per combattere la stipsi e ridurre la sensazione di gonfiore addominale;
  • Lassativi osmotici, in alternativa agli integratori di fibra;
  • Resine sequestranti gli acidi biliari, come alternativa agli antidiarroici, anche se possono causare effetti collaterali, come distensione addominale. Pertanto, non sono indicati per tutti i pazienti;
  • Anticolinergici-antispasmodici, indicati per forti crampi addominali;
  • Antidepressivi triciclici e inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI), per trattare contemporaneamente la depressione e il dolore addominale;
  • Antibiotici appartenenti alla classe delle rifamicine, per limitare la crescita dei batteri intestinali responsabili degli episodi diarroici. Tuttavia, non tutti gli esperti sono d’accordo sulla somministrazione di questi farmaci.

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Diversi studi hanno confermato l’importanza della psicoterapia nel trattamento dell’intestino irritabile. Considerando che il sistema nervoso enterico (SNE), ossia il sistema nervoso semi-autonomo del colon, comunica direttamente con il cervello e, quindi, con il sistema nervoso centrale (SNC), attraverso diverse vie neurali, non sorprende che gli interventi psicologici siano così efficaci per il trattamento dei sintomi dell’IBS. Studi pluriennali hanno analizzato il ruolo di diverse tecniche di psicoterapia, come la terapia cognitivo-comportamentale, l’ipnoterapia, la terapia psicodinamica e la mindfulness. Tuttavia, la terapia cognitivo-comportamentale è quella maggiormente documentata.

La terapia cognitivo-comportamentale è un approccio terapeutico basato sulla modifica dei comportamenti e dei modelli di pensiero disfunzionali per influenzare positivamente l’umore e i sintomi fisiologici. Alcune tecniche particolarmente efficaci nel trattamento dell’IBS includono:

  • Psicoeducazione: consiste nell’educazione del paziente circa la natura della patologia. Al soggetto vengono spiegate la correlazione intestino-cervello, la risposta fisiologica allo stress e la logica del trattamento comportamentale. La psicoeducazione aiuta il paziente a comprendere non solo il proprio disturbo, ma anche i motivi per cui altri trattamenti di tipo medico non abbiano funzionato fino a quel momento e perché necessita di un approccio cognitivo-comportamentale.
  • Tecniche di rilassamento: comprendono diverse strategie volte alla regolazione dell’agitazione, dell’eccitazione e di stati ansiosi in generale, nonché al raggiungimento del rilassamento psicofisico. Tra le tecniche maggiormente applicate, ricordiamo:
    • Respirazione diaframmatica;
    • Meditazione;
    • Rilassamento muscolare progressivo;
    • Immaginazione guidata.
  • Ristrutturazione cognitiva: aiuta il paziente ad affrontare l’ansia e l’ipervigilanza legate ai sintomi. Il soggetto acquisisce maggiore consapevolezza circa la connessione tra pensieri distorti, stress e sintomi digestivi. Per esempio, se il paziente ha paura di emettere gas in pubblico, questo può generargli ansia, che si traduce in un’iperstimolazione dell’intestino e un aumento della probabilità di flatulenza. I pensieri automatici legati a sintomi ed eventi stressanti vengono modificati attraverso tecniche di ristrutturazione cognitiva, trasformandoli in pensieri più accurati, realistici ed equilibrati. Il paziente continua a praticare queste abilità finché i nuovi stili cognitivi funzionali non saranno automatici e integrati nella propria quotidianità.
  • Capacità di problem solving: spesso, i pazienti con IBS risultano essere troppo focalizzati sul problema. Le strategie di coping aiutano il soggetto ad identificare i fattori di stress che non possono controllare e permettono di implementare abilità di coping incentrate sulle emozioni, come l’accettazione, la respirazione diaframmatica, la ristrutturazione cognitiva, l’esercizio, il supporto sociale e quant’altro.
  • Tecniche di esposizione: i comportamenti di evitamento sono molto comuni nei soggetti con la sindrome del colon irritabile. Ciò significa che il paziente evita determinate situazioni a causa della paura della comparsa dei sintomi. Le tecniche di esposizione graduale aiutano il soggetto ad affrontare queste paure e, di conseguenza, a ridurre i comportamenti di evitamento.

Disclaimer: le informazioni fornite non sono da considerarsi necessariamente esaustive.

Alcuni comportamenti legati allo stile di vita del soggetto possono contribuire alla riduzione della sintomatologia del colon irritabile. Alcuni di essi includono:

  • Evitare i cibi che causano un peggioramento dei sintomi;
  • Ridurre l’apporto di fibre, nel caso in cui il soggetto soffra di IBS di tipo diarroico;
  • Mangiare regolarmente (evitando di saltare i pasti), per favorire la regolarità intestinale;
  • Aumentare il numero di pasti giornalieri, diminuendo la quantità di cibo consumata. In questo modo, l’apparato gastrointestinale sarà meno sovraccaricato;
  • Ridurre gli alimenti che contengono lattosio;
  • Bere molta acqua, circa 2L al giorno;
  • Praticare esercizio fisico con regolarità;
  • Non fumare e non assumere alcolici;
  • Evitare di prendere lassativi o rimedi fai da te senza il consiglio del medico.

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