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Modificato e recensito clinicamente da THE BALANCE Squadra
Fatto verificato

Approvato per uso medico in Europa nel 1988 e conosciuto maggiormente con il suo nome commerciale Ambien, lo Zolpidem è un composto farmaceutico utilizzato nella terapia breve per il trattamento dei disturbi del sonno. Efficace sia nel ridurre i tempi di addormentamento del soggetto sia nel prolungarne il sonno, l’utilizzo di questo farmaco viene raccomandato solamente nei casi che non abbiano beneficiato di una precedente terapia cognitivo-comportamentale. Con oltre 10 milioni di prescrizioni ogni anno, lo Zolpidem è stato il 60esimo farmaco più venduto negli Stati Uniti nel 2018.

Lo Zolpidem è un composto simil-benzodiazepinico, che rientra nella categoria delle imidazopiridine. Andando a legarsi ai recettori del GABA, Ambien esercita un’azione antagonista provocando aumentando la concentrazione dei neurotrasmettitori a livello del Sistema Nervoso Centrale, con effetti ipnotici, blandamente ansiolitici e miorilassanti. Lo Zolpidem viene utilizzato nei casi di insonnia in cui il numero di ore di sonno per notte o la qualità del riposo interferiscano negativamente nella vita del soggetto. 

A causa dei noti effetti collaterali del composto, le linee guida per l’utilizzo del farmaco raccomandano una prescrizione di Ambien solamente nei soggetti in cui la terapia cognitivo-comportamentale non sia stata risolutiva, e dopo aver adottato, dei cambiamenti nello stile di vita del paziente al fine di favorire una maggiore igiene del sonno, fra cui:

  • L’utilizzo del letto solamente per il sonno o per l’attività sessuale.
  • La sospensione di stimolanti come la caffeina nelle ore serali, nonché di nicotina e alcol.
  • Il coricarsi in un ambiente buio e privo di qualsiasi fonte di luce o illuminazione.

L’effettiva efficacia del farmaco è tuttora oggetto di accese discussioni. Una ricerca del 2012, ha suggerito che gli effetti prodotti dal composto non si discostino sensibilmente dall’effetto placebo.

Posologia e Controindicazioni

L’Ambien è disponibile per l’assunzione orale in compresse e gocce. Le linee guida dell’EMA e della FDA incoraggiano un utilizzo di Zolpidem il più breve possibile (6-8 settimane) ed un dosaggio stabile intorno alla dose minima efficace. Nei casi di insonnia ne vengono raccomandati 10mg al giorno, da ridurre a 5 negli anziani e nei soggetti con insufficienza epatica.

Lo Zolpidem non dovrebbe essere assunto da pazienti con una precedente diagnosi di apnea notturna ostruttiva, miastenia gravis, epatopatie, depressione respiratoria. L’utilizzo è inoltre sconsigliato nei bambini e nei soggetti con dei disturbi della sfera psicologica.

Nella comune pratica medica, l’assunzione di Zolpidem è fortemente sconsigliata alle donne in gravidanza. In particolare, la somministrazione di Ambien nel periodo immediatamente precedente al parto può causare ipotermia, ipotonia e depressione respiratoria nel neonato. I bambini nati da madri le quali hanno assunto Zolpidem in gravidanza, possono mostrare sintomi di dipendenza fisica nel periodo post-natale. Studi sugli animali hanno inoltre rilevato il mancato completamento della formazione della struttura ossea nei feti, nonché un aumento dell’incidenza delle morti intrauterine a dosi 7 volte superiori ai limiti massimi consigliati.

L’overdose di Zolpidem

L’overdose di Zolpidem può portare al coma o alla morte. Così come per altri composti benzodiazepinici o simili-benzodiazepinici, l’exitus è causato dall’assunzione di più composti allo stesso tempo, spesso mischiati a bevande alcoliche. L’overdose di Ambien può essere trattata con un antagonista dei recettori del neurotrasmettitore GAMA, il Flumazenil, che inibisce velocemente gli effetti dell’Ambien.

Come tutti i composti farmaceutici con principi psicoattivi, anche l’Ambien può avere degli effetti collaterali. Il ventaglio di possibili manifestazioni avverse può essere corposo, ed include manifestazioni neurologiche, psicologiche e fisiche, che in alcuni pazienti possono avere importanti ripercussioni sulla qualità di vita. Solitamente, l’incidenza degli effetti collaterali è legata al dosaggio di Zolpidem assunto, ma effetti indesiderati possono presentarsi a anche dopo una brevissima esposizione al farmaco.

Effetti collaterali a breve e lungo termine

La reazione avversa più comune fra quelle che solitamente insorgono a poche ore/giorni dalla prima assunzione (riportata in circa l’8% dei pazienti trattati con Zolpidem) è l’emicrania, seguita da letargia, stato confusionale, e diarrea.

Nei pazienti in cura con Ambien il cui trattamento si protragga per diverse settimane, possono presentarsi diversi sintomi come:

  • sonnolenza
  • stato confusionale
  • allergia
  • sinusite
  • dolore lombare
  • diarrea
  • secchezza delle fauci
  • dolori addominali
  • alterazioni del ritmo cardiaco
  • rash
  • amnesia e disturbi della memoria
  • depressione
  • disordini del sonno

Lo Zolpidem è inoltre associato con un aumento del rischio di depressione, ed un aumento della mortalità sia per cause dirette (depressione respiratoria, infezioni, istinti suicidi), sia indirette, come ad esempio una diminuzione dei riflessi e della reattività alla guida. Si stima che circa il 4% dei pazienti in cura con Ambien presenti un alto rischio di fratture, a causa del deterioramento delle capacità motorie e di coordinazione

Lo Zolpidem può inoltre portare ad un aggravamento dei sintomi per il cui trattamento si era assunto il medicinale (effetto paradosso). Una piccola percentuale dei pazienti trattati con Ambien può sperimentare un peggioramento dei propri disturbi del sonno, che nei casi più gravi può arrivare all’insonnia completa.

Lo Zolpidem rientra nella categoria di medicinali per i quali il paziente può sviluppare tolleranza, ovvero una desensibilizzazione all’effetto del principio attivo, con conseguente necessità di aumentare il dosaggio per il mantenimento degli effetti farmacologici. Essendo inoltre possibile sviluppare dipendenza da Ambien, le linee guida raccomandano una somministrazione solamente nei casi di insonnia grave, e per un breve periodo di tempo. Sebbene la posologia indichi come limite massimo i 10 milligrammi giornalieri (da ridurre a 5 negli esempi citati nei paragrafi precedenti), sia l’Ente Europeo del Farmaco che la Food & Drugs Administration consigliano di limitare l’assunzione alla dose minima efficace

Dipendenza da palexia ed effetti collaterali da sovradosaggio

L’insorgenza della tolleranza al farmaco varia da soggetto a soggetto, e alcune persone potrebbero notare una diminuzione nell’efficacia del farmaco dopo poche settimane. I sintomi della dipendenza vera e propria, tuttavia, tendono a manifestarsi solamente alla smessa del farmaco, e possono includere delirio e convulsioni, ma anche presentarsi con altri sintomi neurologici, fisici e psicologici, come forte irritabilità, disforia, bruschi cambiamenti d’umore, disturbi dell’equilibrio e della memoria, insonnia, tremore degli arti, ansia e depressione. 

Sviluppo di dipendenza e strategie d’intervento

Il rischio di reazioni avverse e dipendenza sembra avere un legame diretto con il tempo di esposizione al farmaco e la dose assunta. Tuttavia, in letteratura medica sono stati riportati diversi casi di reazioni avverse alla smessa del composto anche dopo una singola assunzione. In presenza di difficoltà fisiche legate all’interruzione della terapia con Ambien, il medico curante dovrà studiare con il paziente una strategia di eliminazione graduale del farmaco, andando ad abbassare progressivamente la dose anche nell’arco di mesi.

Qualora la reazione fisica del paziente non rendesse possibile la sospensione graduale del farmaco, una strategia alternativa consiste nella sostituzione dell’Ambien con una benzodiazepina analoga, come il Diazepam (Valium) o il Chlordiazepoxide (Librium), che presentano un’emivita più lunga. Una volta sostituiti i farmaci, è possibile scalare nuovamente la dose in modo progressivo, solitamente con successo.

L’assunzione di Zolpidem non dovrebbe mai essere accompagnata dall’ingestione di bevande alcoliche, ed è compito del curante rendere i propri pazienti edotti in merito alla pericolosa interazione fra Ambien e alcol.

Dipendenza da pregabalin ed effetti collaterali

Come composto psicoattivo,lo Zolpidem è spesso associato ad un incauto utilizzo ricreazionale, solitamente accompagnato all’assunzione di bevande alcoliche. L’utilizzo a fini ricreazionali è tanto più probabile quanto maggiore è l’effetto del farmaco sul soggetto. Solitamente, ad utilizzare il composto al di fuori delle normali indicazioni mediche sono infatti proprio i pazienti precedentemente in cura con Ambien.

Essendo gli effetti dei composti psicoattivi diversi da soggetto a soggetto, gli individui che sperimentano una leggera euforia o una generale sensazione di benessere e rilassamento, possono essere più inclini ad assumere Zolpidem per fini diversi da quelli terapeutici. L’utilizzo di Ambien insieme a bevande alcoliche, tuttavia, comporta un notevole aumento del rischio di dipendenza al composto e della sindrome da astinenza, considerando l’affine azione esercitata da alcol e Zolpidem sui recettori del GABA.

Il legame tra assunzione di benzodiazepine (o composti affini) e lo sviluppo di danni neurologici è tuttora controverso. Alcune ricerche suggerirebbero una maggiore incidenza di malattie neurodegenerative come il Parkinson o la malattia di Alzheimer nei pazienti che abbiano utilizzato in passato i suddetti composti. Tuttavia, la letteratura medica a riguardo è ad oggi ancora confusa e priva di conclusioni univoche.

Alcuni soggetti in cura con Zolpidem, riportano un impairment neurologico che può manifestarsi con sintomi come:

  • rallentamento ideomotorio
  • difficoltà di concentrazione
  • alterazione dello stato di coscienza
  • disturbi della vista e dell’udito
  • inibizione delle capacità ideative, di astrazione ed organizzazione
  • generale rallentamento nella capacità di processare gli stimoli esterni

Sebbene questi sintomi tendano a sparire nella maggior parte dei casi, in una piccola percentuale dei soggetti affetti da manifestazioni indesiderata, la sintomatologia sembra essere più resistente, arrivando a protrarsi per anni dopo la smessa del farmaco.

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