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Composto farmacologico appartenente alla categoria delle benzodiazepine, il Lorazepam è uno dei farmaci pionieri della sua classe, e la sua comparsa sul mercato risale al 1977. Venduto al pubblico con il nome commerciale di Control, Travor o Ativan, questo medicinale trova applicazione non solo nel trattamento di patologie di origine ansiosa, ma anche come sedativo, rilassante muscolare, ed anticonvulsivante.

Nonostante il suo ampio range di azione lo renda un composto eleggibile per il trattamento di svariate patologie, il Lorazepam si è dimostrato particolarmente efficace nelle sindromi ansiose, nonché nella gestione degli attacchi di panico. Il Lorazepam ha fatto inoltre registrare dei risultati incoraggianti nel trattamento dei disturbi del sonno, in particolare di quelli associati a forti stati d’ansia. Questo, per via dei potenti effetti sedativi del composto e per la sua lunga emivita.

Sebbene non compaia fra le prime opzioni terapeutiche, il Lorazepam può essere utilizzato nel trattamento dell’astinenza da alcol in condizioni di normale funzionalità epatica, e per alleviare alcuni effetti collaterali dei farmaci chemioterapici nei pazienti oncologici.

La posologia del farmaco varia a seconda dell’età del paziente, delle sue condizioni di salute, e della diagnosi. Generalmente, per i soggetti in cura per sindromi d’ansia generalizzata vengono raccomandate da 1 a 3 compresse da un milligrammo al giorno, mentre nei casi più gravi il dosaggio giornaliero può raggiungere i 7,5mg, suddivisi in 3 assunzioni. La posologia per i disturbi del sonno non varia da quella per le sindromi ansiogene.

Al fine di evitare il manifestarsi di effetti collaterali, è consigliabile introdurre gradualmente il farmaco, assicurandosi che il paziente non abbia importanti reazioni avverse a dosaggi ridotti, per poi scalare la dose fino a raggiungere quella consigliata. E’ inoltre suggeribile adottare lo stesso approccio al momento della smessa del Lorazepam, evitando di interrompere bruscamente il trattamento e preferendo una riduzione graduale della dose.

Un utilizzo prolungato del farmaco, specie se in dosi robuste, può portare allo sviluppo di dipendenza. Per questa ragione, la somministrazione del composto deve sempre avvenire sotto stretta supervisione medica. E’ consigliabile inoltre non prolungare la terapia oltre i 4 mesi, e non interrompere bruscamente il farmaco ma diminuire gradualmente il dosaggio fino alla smessa.

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Generalmente, i casi di dipendenza da Lorazepam vengono riscontrati in pazienti con sintomatologia ansiogena o depressiva refrattaria al trattamento con bassi dosaggi, che talvolta scelgono di continuare la terapia oltre la finestra temporale suggerita. Esiste infatti una correlazione positiva fra il periodo di esposizione al farmaco e il rischio di dipendenza dallo stesso.

La somministrazione del farmaco può avvenire sia per via orale che per via endovenosa, con tempi d’azione differenti: quando assunto per bocca, il composto può impiegare dai 10 ai 60 minuti prima di fare effetto, mentre la somministrazione in vena agisce in meno di 10 minuti.

In mancanza di effetti collaterali, il Lorazepam induce uno stato di forte rilassatezza. Andando ad incrementare la produzione del neurotrasmettitore GABA (acido gamma amminobutirrico), il composto produce generalmente una sensazione di marcata distensione fisica e mentale, e di possibile sonnolenza.

Nella fasi iniziali del trattamento, la somministrazione di Lorazepam può portare all’insorgenza di effetti collaterali transitori come:

  • sonnolenza diurna
  • ottundimento emotivo
  • alterazione dello stato di coscienza
  • difficoltà di concentrazione
  • stanchezza fisica e mentale
  • mal di testa
  • disturbi dell’equilibrio
  • diplopia

Qualora questi disturbi si manifestassero nella fase iniziale della terapia, è consigliabile continuare ad assumere Lorazepam e monitorarne lo sviluppo. Generalmente, un periodo di adattamento al composto precede la scomparsa totale della sintomatologia.

In ogni caso, il rischio di effetti collaterali da Lorazepam è ritenuto avere una correlazione positiva con la dose assunta, ed è quindi consigliabile che il paziente venga attentamente monitorato dal curante durante il periodo di assunzione del farmaco, affinché la terapia possa essere impostata sulla dose minima efficace. Nella lista degli effetti indesiderati che possono comparire durante il trattamento troviamo, per ordine di frequenza:

  • Effetto sedativo (circa il 16%)
  • Disturbi dell’equilibrio (7%)
  • Debolezza / Stanchezza (4%)
  • Instabilità emotiva (3,5%)

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E’ importante notare, inoltre, che il Lorazepam può dare luogo al cosiddetto effetto paradosso: in una piccola percentuale dei pazienti, la somministrazione di questo composto può aggravare le problematiche per far fronte alle quali si è utilizzato il farmaco stesso. Peggioramento dello stato d’ansia, ulteriore deterioramento dello stato emotivo del paziente fino allo sviluppo di pensieri suicidi, ansia sociale e panico possono presentarsi in seguito all’assunzione di Lorazepam.

Recentemente, l’utilizzo di Tavor è stato associato a disturbi della sfera sessuale (calo della libido, disfunzione erettile), alterazioni a carico della pelle, disturbi gastrointestinali, deficit cognitivi, perdita di massa muscolare.

Sebbene gli effetti collaterali tendano a svanire nel giro di pochi giorni o settimane dal momento della smessa del farmaco, in letteratura medica sono stati riportati casi di effetti collaterali persistenti anche dopo anni dall’interruzione della terapia con Lorazepam.

Col passare del tempo, l’assunzione di psicofarmaci non è diventata solamente più comune, ma ha anche visto diminuire enormemente lo stigma associato al trattamento di patologie ansiose e depressive con i suddetti composti. Gli ultimi dati del CNR, il Consiglio Nazionale delle Ricerche, hanno rivelato che una percentuale compresa fra il 15 ed il 20% degli italiani di età superiore a 15 anni, fa uso di psicofarmaci.

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Sebbene non si abbiano ad oggi gli strumenti per determinare con esattezza la percentuale di pazienti in cura con psicofarmaci che abbiano sviluppato dipendenza dagli stessi, si stima che l’abuso da Lorazepam riguardi circa l’11% dei casi totali.

Questa stima, in ogni caso, non consente di chiarire quanti pazienti in Italia abbiano sviluppato dipendenza dal composto. Sebbene le indicazioni terapeutiche consiglino una somministrazione per un massimo di 16-18 settimane, non è raro che le persone assumano il farmaco per periodi molto superiori a quelli indicati.

Sintomi della dipendenza da Lorazepam

Non è affatto infrequente che la dipendenza si presenti inizialmente con sintomi subdoli, deboli indizi che i pazienti faticano a cogliere. In ogni caso, è bene operare una distinzione fra la sintomatologia che insorge durante il trattamento, e quella che si manifesta solamente alla smessa del farmaco.

I pazienti che sviluppano dipendenza dal composto durante la somministrazione, possono avvertire un marcato senso di irritabilità, agitazione, instabilità emotiva, ed un peggioramento della sintomatologia nelle ore più lontane dall’ultima assunzione. I pazienti si ritrovano così, spesso all’insaputa del medico, a diminuire gli intervalli temporali fra le varie somministrazioni, o ad aumentare il dosaggio.

Più frequentemente, tuttavia, il paziente si rende conto di aver sviluppato dipendenza dal farmaco solamente al momento della sospensione. Il cossidetto withdrawal, può portare alla comparsa di una folta lista di sintomi mentali e fisici, fra i quali: forte calo dell’umore, irritabilità, agitazione, mal di testa, alterazione dei movimenti intestinali, dolori muscolari, disturbi del sonno (insonnia, ipersonnia), crisi epilettiche, allucinazioni.

A prescindere dal dosaggio assunto e dalla durata della terapia, rimane consigliabile interrompere la somministrazione del farmaco andando a diminuire gradualmente la dose, così da limare il rischio di effetti collaterali.

Sebbene l’assunzione di dosi superiori a quelle consigliate non comporti solitamente rischi sostanziali per la vita del paziente, la possibilità di incorrere in effetti indesiderati potenzialmente fatali aumenta considerevolmente con l’assunzione di alcolici, o con una somministrazione prolungata di Lorazepam ad alti dosaggi.

In caso di ingestione accidentale di Lorazepam oltre le dosi suggerite, è consigliabile indurre velocemente il vomito per ridurre la quantità assorbita dal corpo. Nel caso in cui ciò non fosse possibile, è bene monitorare il paziente e recarsi immediatamente al pronto soccorso nel caso in cui si manifestassero sintomi come:

  • alterazione dello stato di coscienza
  • atassia
  • ipotonia
  • ipotensione

Nel caso specifico, l’utilizzo di Lorazepam è fortemente sconsigliato nei pazienti che soffrano di Miastenia Gravis, alterazioni della funzionalità epatica (forte stato infiammatorio, insufficienza epatica, ecc), glaucoma, apnea notturna, arterosclerosi. E’ inoltre preferibile, in caso di terapia per sindromi ansiose o depressive, evitare la somministrazione di Lorazepam in pazienti che abbiano precedentemente sofferto effetti collaterali a seguito dell’assunzione di benzodiazepine.

La somministrazione di psicofarmaci dovrebbe sempre essere accompagnata ad una forte diminuzione o ad una sospensione del consumo di alcool. In combinazione con sostanze alcoliche, il Lorazepam aumenta l’effetto depressivo sul Sistema Nervoso Centrale, andando ad incrementare di conseguenza il rischio di effetti collaterali indesiderati. Il consumo di massicce dosi di alcool in combinazione con il Lorazepam, può portare in rari casi al coma e alla morte.

Domande Frequenti